venerdì 27 settembre 2013

Il Grande Tempo di Fritz Leiber

Facciamo uno sforzo di immaginazione. Una rappresentazione teatrale. L'opera è un atto unico ed è ambientata in un locale che chiameremo Stazione di Recupero. Protagonisti sono i gestori del locale, fra cui il direttore, il pianista e le intrattenitrici, e alcuni avventori. Costoro sono soldati di ritorno dal fronte, hanno a stento riportato a casa la pellaccia e hanno un bisogno matto di rilassarsi e lavare via la fatica e tutta l'adrenalina e la rabbia accumulate. E di un guanto destro. Tutti, soldati e personale del locale, sono al servizio di una fazione, quella dei Ragni, che contende ai Serpenti il controllo dell'universo. La disfatta da cui sono reduci è solo una battaglia nello scenario di una guerra per il controllo della realtà: la Guerra del Cambio. Il campo di battaglia è tutta la storia dell'umanità e di tutti i mondi abitati dell'universo.

La situazione si aggrava all'ingresso in scena di altri tre soldati, due dei quali di origine extraterrestre, di ritorno da un'altra epoca (e da un'altra sconfitta). Anche se l'arrivo è imprevisto, il direttore li accoglie al meglio delle possibilità del locale. Solo che i tre hanno trasportato un bagaglio scomodo: una piccola testata nucleare. L'arma atomica esercita sui protagonisti il suo fascino terribile, causando non meno timore di quanto potesse farlo nel 1958, anno di pubblicazione del romanzo. L'arma è all'interno di un baule decorato, protetto da una combinazione, predisposta per l'intervento in una nuova campagna militare. Tutto sotto controllo, sembrerebbe, se non fosse che, a seguito di un'imprevedibile sequenza di eventi, qualcuno decide di armarla.
Nel giro di pochi minuti la situazione promette di diventare esplosiva.
Il Grande Tempo (The Big Time) è un romanzo costruito come un'opera teatrale. Nasce dall'amore dell'autore per il teatro, un affetto preso dai genitori, entrambi attori shakespeariani, e dalla sua precedente carriera in una compagnia teatrale. Il romanzo segue le tre unità aristoteliche - con qualche licenza riguardo quella temporale, data la particolare tematica. I personaggi sono i protagonisti di un dramma che in realtà ha poco a che fare con i viaggi nel tempo e molto con la natura umana, le aspettative e  le aspirazioni. Il Grande Tempo, da cui Ragni tessono i loro piani per il controllo della realtà, è il luogo delle infinite possibilità. La Guerra del Cambio, che li vede ora dalla parte dei Cretesi ora al servizio del Reich nazionalsocialista, non è cieca distruzione ma una dialettica che potrebbe portare a un successivo stadio evolutivo della civiltà. Scrivo "potrebbe" perché questa è la chiave di lettura di uno dei personaggi, un tentativo di spiegare gli eventi che hanno preceduto e che seguiranno la presente vicenda.

Il Grande Tempo è un libro scritto benissimo, che riesce a descrivere uno scenario così esteso nel tempo e nello spazio, pur limitandosi a un luogo preciso e un singolo episodio. Il risultato è qualcosa di pazzesco, che ho provato a raccontarvi ma le parole bastano a malapena. Il mio consiglio è di leggerlo, anche se va detto che da alcuni è stato criticato come solo parzialmente riuscito in quanto troppo ambizioso.

Il libro si trova piuttosto facilmente (bancarelle dell'usato) nell'edizione Cosmo Oro dell'editrice Nord, tradotto da Riccardo Valla. Se avete tra le mani questa edizione, troverete a completamento Non è affatto un miracolo (No great magic, su concessione del Malvagio Consiglio dei Titoli Italiani), una specie di "seguito" un po' svincolato dall'originale. I personaggi, perlopiù gli stessi, inscenano a New York il Machbeth e... no, non aggiungo altro! Inferiore in tutto al romanzo, ma comunque una storia godibile - a patto, naturalmente, di apprezzare il teatro e di non innervosirvi se all'inizio è un po' lento.

16 commenti:

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    1. Qualcuno sicuramente l'ha definito "imprescindibile".

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    2. Una parola "definitiva" sull'argomento.

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    3. Ci sono due scuole di pensiero. I Ragni probabilmente la considerano "definitiva"! :D

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  2. Mi piace quando teatro e narrativa si incontrano.

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    1. Hai già ricevuto stralci di questo romanzo. È quello con le epigrafi.

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  3. Lo lessi qualche eone fa e adesso non riesco più a ritrovarlo... A memoria direi che il tuo racconto è perfettamente fedele, come pure le tue considerazioni. Resta soltanto da aggiungere che è bene dimenticare la sf e cercare di abituarsi a uno stile shakesperiano con alcune parentesi quasi interminabili... Dopodiché il libro è assolutamente godibile, anche nel suo essere del tutto originale.

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    1. (Alcune parole le ho rubate a Ilhilihis, o come si chiama. Il lunare.)

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    1. Rispetto a Il Grande Tempo, parecchio. Nel primo terzo, non riuscivo a capire perché Leiber stesse perdendo tempo in quel modo, anzi, credevo che nonostante i personaggi fosse tutt'altro tipo di storia. Lo stile è diverso e credo che sia stato scritto parecchi anni dopo.

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  5. Dopo quest'anno (ho dato tre esami legati all'ambito teatrale) ho sviluppato un forte interesse verso la drammaturgia - che già mi piaceva eh.
    In più, "Il grande tempo" volevo comunque leggerlo, prima o poi.
    Insomma, mi hai dato dei motivi in più per cercarlo (magari al Salone del libro usato :D)

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    1. Io l'ho trovato proprio lì! E ho impiegato quasi due anni a leggerlo, motivo per cui cerco di smaltire la coda di lettura... Se ti piace il teatro, ti piaceranno entrambi. Il romanzo è praticamente una novelization di un'opera teatrale, il racconto una dichiarazione d'amore per Shakespeare.
      Se vuoi te lo indico! :P

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  6. Credimi questo è uno di quei testi che hanno fatto la storia della fantascienza.

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    1. Sinceramente non credevo. L'ho tenuto lì per più di un anno, perché non riuscivo a trovare il momento giusto per leggerlo. È storia, ma è anche una delle migliori storie sui viaggi nel tempo che abbia letto, e credo sarà difficile superare questo livello.

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  7. Un capolavoro assoluto. Sia nello stile che nella storia, genialmente semplice.

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    1. Sono lieto che la pensiamo allo stesso modo!

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