giovedì 24 aprile 2014

The Goblin Emperor - Katherine Addison

Qualche tempo fa, curiosando in rete, ero incappato in un forum dove una sedicente editor-non-di-professione dava consigli ai giovani sull'editoria fantasy in Italia. Il rivoluzionario di turno aveva in mente la sua idea di fantasy, con le solite razze con i nomi cambiati (da una buffa suddivisione esoterica) e linguaggio aulico, tuttavia rigettava con foga le "solite storie con messaggi anti guerra/razzismo/quant'altro". Al di là dell'aspetto sociale, è interessante l'osservazione che faceva la nostra editor, ovvero che nel fantasy questi argomenti non sono trattati così di frequente. Quindi, nonostante fossi inizialmente contrario a parlare di un libro che, oltre a non essere stato tradotto in italiano, non era neppure uscito* per il mercato anglosassone, mi sono finalmente deciso a farlo.
Tuttavia vi avverto: qui c'è il messaggio.
Ed è pure uno young adult (YA), per cui, se la cosa vi irrita, non sentitevi obbligati a continuare la lettura.


The Goblin Emperor di Katherine Addison** è un libro che si allontana dal fantasy a cui sono abituato. Non è epico, non c'è un campagnolo che deve salvare il mondo né una scuola di magia. Il protagonista è Maia, un mezzo goblin (e mezzo elfo, mezzo educato e con altre caratteristiche rigorosamente a metà) che si ritrova Imperatore delle Terre Elfiche (elflands). D'un tratto scopre di avere molti nuovi nemici e pochi alleati, la cui lealtà non è ancora in grado di giudicare. È giovane e gli è più facile ringraziare qualcuno, piuttosto che decapitarlo o esiliarlo come a suo tempo era accaduto a lui e al suo educatore. Insomma: non gli daremmo una settimana di vita. Invece, anche grazie alla sua indole e alle amicizie la sua strada sarà sufficientemente lunga da costruirne una storia.

domenica 20 aprile 2014

Un messaggio di pace e speranza dal 1921


Giusto ieri girovagavo per il Museo del Novecento, che, colpevolmente, non ero mai andato a vedere. Vero che molte opere le avevo già viste nella sede precedente, ma come scusante non poteva durare in eterno.

Vi risparmio i dettagli della collezione. Non vi risparmio però un piccolo dettaglio nascosto in una sala che, se ho ben capito, raccoglie materiale di non so quale archivio. All'interno di una teca sul fondo, a destra, c'è una copia (n.46 anno III) di questo giornale studentesco: La Fiamma Verde. Ciò che mi ha colpito è un trafiletto scritto da un anonimo liceale di Pavia.

Siamo nel 1921, tre anni dopo la conclusione della guerra più devastante mai combattuta fino ad allora. Lenin era ancora vivo, e con lui la rivoluzione. In Italia il socialismo era in crescita ma un piccolo gruppo guidato da un ex dirigente dello stesso partito stava forse già pianificando una marcia sulla capitale. Forse l'attesa era palpabile. La ricostruzione (in meglio) dopo la distruzione.
Cose di questo tipo.

lunedì 14 aprile 2014

Una graphic novel al premio Strega?

Una notizia che ha fatto discutere in questi giorni è l'ingresso nella rosa dei 12 contendenti del premio Strega 2014 di unastoria di Gipi, graphic novel edita dalla Coconino Press. Prima ancora si parlava della sua stessa ammissibilità. Fermo restando che non ho mai seguito il premio Strega, salvo forse quella volta che mi regalarono un libro vincitore, sono ben consapevole che il rischio di entrare nel giro di polemiche in stile Sanremo è elevato e quindi mi terrò il più possibile al di qua della linea rossa dello snobismo culturale.
E quindi: cos'è un fumetto?

A prima vista si adocchiano due componenti: parole e immagini. Questa distinzione è grossolana, poiché esistono graphic novel di sole immagini, come L'Approdo di Shaun Tan, che ha più aspetti in comune con le raffigurazioni pittoriche della via crucis che con un romanzo. Parole e immagini, ma anche due ruoli, quello dello sceneggiatore e del disegnatore, che possono essere rivestiti da una, due o più persone.

Chi liquida la questione dell'ammissibilità sostenendo che unastoria non è scritta in versi dovrebbe riflettere sulla possibilità di disegnare in versi.

martedì 8 aprile 2014

Nativi digitali #10

Visto che era un po' che non suggerivo qualche ebook, provo a riprendere in grande stile. I due libri che segnalerò sono entrambi gratuiti e amici (di primo o di secondo grado), il primo curato da una singolare iniziativa editoriale tutta italiana e il secondo da una collega blogger.

Iniziamo (in barba al fatto che così la congiunzione raddoppia) con col nostro sangue hanno dipinto il cielo di Eleonora C. Caruso, edito nella collana Speechless Books e scaricabile sul sito della rivista. Il racconto, lungo circa una cinquantina di pagine, racconta di Shun, venticinquenne che lavora come host in un locale di Tokio. Un host, per chi non lo sapesse, offre un servizio di escort che non include il sesso, un intrattenimento che simula l'amore. Shun ha però un problema: ha due ulcere e, nonostante la sua bellezza di mezzosangue francese, è già troppo vicino alla sua data di scadenza in quel mondo fatto di alcool e vomito. Col nostro sangue... non risparmia molto. È una fotografia lucida che perfora il velo dello spettacolo e mostra in tutto il suo squallore la mercificazione del desiderio portata all'estremo:

«Tokyo è un meccanismo che si autoalimenta. Crea desideri enormi che non vengono appagati, e questo genera disperazione. Ed è proprio la disperazione che spinge la gente a desiderare.»

giovedì 3 aprile 2014

Tu non sei uno scrittore


Prima di tutto, una precisazione: nonostante il tono, quello che segue è un post serissimo. Nasce da un insieme di sollecitazioni esterne (post letti altrove), considerazioni maturate in vari momenti ma mai trascritte.
Se vi riesce, vi chiedo di darmi corda e di fare attenzione alle parole usate.

Seconda precisazione: per semplicità, qui si parla di narrativa.

Quindi, dicevamo...
Tu (#swoosh#) sei uno scrittore, o dici di esserlo.
Se scrivi, naturalmente, sei uno scrittore. Ciò è un mero dato di fatto, derivante dalla definizione del termine "scrittore".
Non lasciare che nessuno dica che non lo sei, perché mentirebbe.

Scrivere è un diritto.
Mi permetto di citare la Dichiarazione universale dei diritti umani, probabilmente il singolo testo più largamente sottoscritto dai rappresentanti dei popoli della Terra (nonché il più disatteso):

"Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere." (Art. 19)

"Ogni individuo ha diritto all'istruzione." (Art. 26)

Dal momento che la scrittura è la principale conquista dell'umanità, un essere umano istruito può esprimersi come gli pare, per esempio scrivendo.

mercoledì 26 marzo 2014

Tre sugli animali (fantastici)

Questa idea me l'ha data indirettamente un'amica, che ogni tanto si diverte a strutturare la sua lista di libri da leggere per gradi di separazione: la rubrica si chiama tre gradi. Immaginiamo di poter cogliere, nella proverbiale pila sul tavolino, tre libri che sono in qualche modo collegati, per esempio da uno stesso argomento o tema, ecco che tutto sembra per una qualche magia un po' più ordinato! Così, anche uno che come me finisce per accumulare libri sull'onda del sentimento, che dopo mesi (se va bene) ha scordato la ragione che ne ha scatenato l'appropriazione, può dare una parvenza di ordine alle sue letture.
Più o meno, la storia è questa: ho preso il libro a a un Salone del Libro, il libro b a seguito di una non-recensione e il terzo...  beh, in parte per via dell'autore e in parte perché mi sono subito reso conto che i tre stavano maledettamente bene insieme! A parte il fatto che l'ordine è stato in realtà a, c e b, e non come l'ho presentato, vediamo ora di cosa sto parlando.

a. L'Orologiaio Miope di Lisa Signorile

Biologa laureata e militante, Lisa Signorile è stata per anni autrice del blog omonimo, recentemente traslocato sul sito di National Geographic. Il libro è una raccolta di articoli su alcuni animali straordinari, assurdi e spettacolari che abitano sul nostro pianeta. Ma attenzione. Non tratta solo di specie che abitano in aree recondite e inospitali ma anche di esseri che, pur vivendo più vicini a noi di quanto immagineremmo, hanno sviluppato straordinarie soluzioni evolutive: dal polpo vampiro degli abissi agli acari che popolano a migliaia i nostri letti. Un intero capitolo è dedicato ai parassiti (astenersi lettori di stomaco debole!) e un altro alle specie velenose.
Il libro è semplice anche per chi, come me, di zoologia ne capisce tanto quanto di geroglifici, per cui mi sento di consigliarlo a chiunque coltivi una certa curiosità per gli aspetti meno ovvi del mondo animale.
Perché qui non ci sono leoni, ma in questo caso non se ne sente la mancanza.

sabato 22 marzo 2014

David Rubín - L'Eroe (Libri I e II)


Postmoderno.
L'illuminazione mi è venuta pensando a una divagazione sul fantasy che definiva il (sotto)genere urban non tanto per l'ambientazione o le tematiche quanto per il fatto che tenga conto della modernità. Che siano elfi in motocicletta o divinità armate di smartphone, il succo è non ignorare la nostra epoca e lasciarla penetrare nella storia che stiamo scrivendo - o viceversa, fare esplodere un pizzico di fantastico nel mondo intorno a noi, che non è proprio lo stesso ma sono due modi di vedere la faccenda.
Altri potrebbero parlare di mitopoiesi o di de-strutturazione. Io con questi termini mi sento a disagio e impreparato, per cui prenderò in prestito questa definizione.
L'Eroe è epica postmoderna (ma non postmodernista).

Cominciamo da lui: Eracle. Cosa si può scrivere di Eracle nel nostro tempo? Qualcosa avevo già scritto parlando del primo libro. Eracle è l'eroe per eccellenza. È forte, figlio di un Dio, e compie imprese memorabili spesso in favore delle popolazioni locali, minacciate da questa o da quell'altra bestia. Il terribile leone che terrorizzava Nemea, mostro figlio di mostri, l'idra di Lerna, che si dice aiutata da Era per cancellare l'onta che l'esistenza di Eracle le arrecava, e così via. Le 12 fatiche gli furono imposte dal cugino Euristeo, a cui per decreto del fato doveva obbedire. Cosa può esserci di moderno in questa storia vecchia di millenni?
Semplice: nel frattempo qualcuno ha inventato i supereroi.
O meglio, i supereroi nascono come una versione moderna degli eroi del mito. Così scrivere oggi di Eracle non può prescindere dall'esistenza di Superman, e dall'evoluzione che questi nuovi eroi hanno avuto - e Supermam è più popolare di Eracle, da qualche generazione a questa parte. Così l'Eracle di Rubín è post-Superman, senza l'impiccio di doversi camuffare da uomo convenzionale e un po' maldestro. Se visivamente L'Eroe è figlio del fumetto supereroistico (Jack Kirby viene citato esplicitamente), ciò è vero quindi anche nei contenuti. E cresce. Da adolescente spensierato e un po' spaccone, lo ritroviamo da vecchio più simile al Bruce Wayne tormentato e logorato dal proprio fardello; troverà lungo il percorso alcuni compagni, fra cui il wonder boy Iolao, due mogli... persino una versione alternativa di se stesso!
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